Transitalia Marathon 2019.
02/10/2019
Transitalia Marathon 2019.


Gli ultimi chilometri della quinta edizione della Transitalia Marathon hanno sfoderato il colore ed il calore del tramonto infuocato di Castiglion Fiorentino: non poteva esserci miglior copertina per racchiudere l'album dei ricordi dei 350 partecipanti, metà dei quali stranieri in rappresentanza di 16 nazioni, che, sabato, hanno festeggiato il traguardo fino a notte fonda nel village allestito ai piedi del magnifico borgo toscano. E' stata l'edizione dei grandi numeri e delle grandi sfide: quattro tappe per altrettanti giorni di viaggio, più di mille chilometri, l'80 per cento e più su strade a fondo naturale, cinque regioni attraversate, una complessità amministrativa, organizzativa e logistica sena precedenti, ma alla fine l'obiettivo di Mirco Urbinati e del suo agguerrito staff di oltre 50 componenti perfettamente accordati è stato raggiunto in pieno. Il tutto coronato da un livello di partecipanti senza precedenti: da Roberto Boano con la fida Africa Twin 04, ad Alex Zanotti su una poderosa Ducati Multistrada Enduro, da Renato Zocchi sulla sorprendente Honda X-Adv a Paolo Cecii su una rara Africa Twin 1000 Rally e Mario Ciaccia, la penna che da sempre racconta le sfide più coriacee del fuoristrada.
Anche se, come sempre e nello spirito dei questa manifestazione che è a pieno titolo la regina dell'Adventouring internazionale è stata tutto fuorchè una passeggiata: motociclisti e assistenza sono stati, infatti, messi a dura prova fin dalle prime battute del mercoledì quando, dopo la partenza da Rimini, perfidi scrosci di pioggia hanno richiesto il massimo impegno di ciascuno. Una fatica premiata dall'arrivo nella suggestiva piazza di Sansepolcro animata dagli sbandieratori nei tipici costumi medievali. Da lì in poi il meteo ha sorriso al Transitalia Marathon e soprattutto ai concorrenti che nella seconda tappa hanno potuto godere a pieno orizzonte dei panorami magici dell'Umbria che si godono da balconi naturali come il monte Cucco, la Valsorda e il Nido dell'Aquila sul Monte Pennino che ha preceduto la picchiata su Nocera Umbra, un borgo che ha serrato un vincolo di profonda amicizia con la manifestazione di Mirco Urbinati. La cena collettiva lungo il viale principale, guardati a vista dalle fontane che esprimono la ricchezza di questo territorio, è stata un quadro di rara suggestione. Ma giusto il tempo di togliersi la polvere di dosso e un po' di stanchezza e i motori si sono riaccesi alla volta di Bolsena e del suo lago incantato e, per l'occasione, azzurrissimo. Prima, però altri 270 chilometri nel cuore dell'Italia, fra il verde dell'Umbria e le pietre smosse del Lazio, toccando la Valtopina, Campello sul Clitunno, Sangemini e infine Bolsena che ai partecipanti ha offerto il suo cuore, piazza Matteotti. Sabato non è stato certo un giorno 'festivo' per la muta dei partecipanti che, dopo aver aggirato Acquapendente, hanno puntato sull'Amiata e quindi sulla Toscana. Sotto i tasselli sono sfilati la Valdorcia, il Chianti e la Valdichiana, lo sguardo ha incrociato i profili turriti di Pienza, Montalcino e Montepulciano e le vigne cariche di grappoli in attesa della vendemmia. Infine, l'arrivo a Castiglion Fiorentino in un tripudio di abbracci, sorrisi, pacche sulla schiena solo in parte attutite dalle 'corazze' anticaduta. Una serata di festa, ma con una parentesi toccante: l'omaggio a Fabrizio Meoni, che di Castiglion Fiorentino era cittadino, con l'accensione da parte del figlio Gioele, della sua possente Ktm davanti a un pubblico rapito e commosso che ha poi ascoltato i progetti della fondazione che porta il nome del campione scomparso.